venerdì 9 maggio 2014

La fuga del figlio del Re

Stormi, sciami, mandrie. La fuga non è inosservata e tutti attenti seguono quello che sta succedendo. Il figlio del Re fugge oltre le sue terre, ferito, angosciato, sotto lo sguardo attento di tutte le sue creature, di tutti i suoi pensieri. Aveva creduto malato il Nero Reggente, l'aveva creduto quasi morto, come M. in un tempo che fu, eppure ora è lui ad essere impossibilitato a proseguire. 
"Lascio tutto nelle sue mani, nelle sue fredde, nere mani, ora più calde delle mie, ora più chiare della mia notte. Lascio tutto a te, perché le festività di maggio mi fanno capire come abbia sbagliato molte cose e come molte di esse  richiedano uno sguardo più profondo e più attento, finchè sono in tempo. Dai Rifugi Oscuri, come un tempo che è già stato, come un tempo passato, come qualcuno fece ere addietro, secoli perduti nella memoria, fuggo mentre tutti mi osservano nell'ombra, nella notte dei miei passi interiori. Arrivederci Eliante, ogni fiocco di neve ora, appartiene a te." 

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